Iper(cine/cri)tica #1

Apocalièton

Apocalipton [2007]

Dopo le controversie di The Passion Fruit, i problemi personali e l’accanimento dei mass media, Gel Mibson torna dietro il banco del bar con Apocalipton, miscela impazzita di darjeeling e thriller, un tè colossale con afrori mistici. Il balzo a ritroso è in America Latina, prima della conquista spagnola: seicento anni fa, all’apogeo della misteriosa decadenza della civiltà Maya. Gli alti dignitari per guadagnarsi il favore degli dei continuano a pretendere la sperimentazione di nuovi moduli per le partite di calcettquacoatl (un antico gioco con palle di pelle di quetzal, di origine precolombiana): è questa la sorte che condanna Zamparini di Giaguaro a vincere e convincere con la sua squadra, ma il campionato è difficile ed egli è deciso a tutto per salvare se stesso, la squadra e il posto in cempionslìg, anche a costo di somministrare ai giocatori del tè arricchito con sostanze dopanti che li rendono aggressivi nell’agone. Portando la camera nella giungla e all’interno dei proto stadi meso-americani, Mibson consegna Apocalipton all’action, un’azione senza soluzione di continuità, spesso brutale. La regia è parossistica e strizza l’occhio al videogame, l’attore protagonista sembra Ronaldinho in uno spot della Nike, e non è tutto: una scoperta inconcludenza drammaturgica, plurime incongruenze sul piano storico, di gioco e delle mera verosimiglianza affossano il film. Siamo dalle parti del mero entertainment, che si vorrebbe contraddetto dal procedere allusivo e “alto”, ma superficialità poetica e astensione politica sono impietosamente evidenti. Non tiriamo fuori dunque interpretazioni ecologiste, suggestioni comparative sulla serie A e rimbalzi geopolitici vari ed eventuali, non ne vale la pena. Game over.

Iper(cine/cri)tica #1

Apocalièton

Apocalipton [2007]

Dopo le controversie di The Passion Fruit, i problemi personali e l’accanimento dei mass media, Gel Mibson torna dietro il banco del bar con Apocalipton, miscela impazzita di darjeeling e thriller, un tè colossale con afrori mistici. Il balzo a ritroso è in America Latina, prima della conquista spagnola: seicento anni fa, all’apogeo della misteriosa decadenza della civiltà Maya. Gli alti dignitari per guadagnarsi il favore degli dei continuano a pretendere la sperimentazione di nuovi moduli per le partite di calcettquacoatl (un antico gioco con palle di pelle di quetzal, di origine precolombiana): è questa la sorte che condanna Zamparini di Giaguaro a vincere e convincere con la sua squadra, ma il campionato è difficile ed egli è deciso a tutto per salvare se stesso, la squadra e il posto in cempionslìg, anche a costo di somministrare ai giocatori del tè arricchito con sostanze dopanti che li rendono aggressivi nell’agone. Portando la camera nella giungla e all’interno dei proto stadi meso-americani, Mibson consegna Apocalipton all’action, un’azione senza soluzione di continuità, spesso brutale. La regia è parossistica e strizza l’occhio al videogame, l’attore protagonista sembra Ronaldinho in uno spot della Nike, e non è tutto: una scoperta inconcludenza drammaturgica, plurime incongruenze sul piano storico, di gioco e delle mera verosimiglianza affossano il film. Siamo dalle parti del mero entertainment, che si vorrebbe contraddetto dal procedere allusivo e “alto”, ma superficialità poetica e astensione politica sono impietosamente evidenti. Non tiriamo fuori dunque interpretazioni ecologiste, suggestioni comparative sulla serie A e rimbalzi geopolitici vari ed eventuali, non ne vale la pena. Game over.

Posted 3 years ago 1 note

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  1. creepsuzette posted this

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being wishy-washy

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